EDUCARE CON LA MUSICA

ARMONIA E DISARMONIA NELLA SOCIETÀ

COSA PUÒ INSEGNARE LA MUSICA AI GIOVANI?

(di Alberto Idà)

La mia esperienza di insegnamento mi sta aiutando a comprendere cosa significhi effettivamente educare con la musica: in Italia si parla troppo poco di educazione musicale e, ahimè, sfugge completamente il concetto primario di istruzione attraverso la musica, ovvero formazione per mezzo di un’arte che ha da offrire molto più di quanto non si voglia credere.

Sono cresciuto in un contesto familiare in cui la musica è stata sempre considerata un’arte di prim’ordine, fondamentale per quanto concerne il lungo processo di maturazione intellettuale e spirituale dell’individuo.

Dalla musica si possono trarre tutti gli elementi utili a seminare e a fertilizzare il malleabile terreno delle giovani menti, ma per fare ciò è prima necessario estirpare le erbacce del pregiudizio e della pigrizia che infettano i buoni propositi e le legittime aspirazioni. Non è possibile bonificare una palude e trasformarla in un giardino incantato da un giorno all’altro: molti ragazzi pretendono risultati immediati e si stanno troppo abituando all’idea che qualsiasi cosa possa essere conquistata con un click.

Viviamo, infatti, in un periodo in cui la realtà virtuale viene sempre più spesso confusa e mescolata alla realtà effettiva, dunque l’uomo rischia di rimanere intrappolato in una prigione senza sbarre, schiavo di uno strumento digitale che fortifica la convinzione che l’esperienza diretta del reale non differisca poi così tanto dall’immagine che ne appare sugli schermi. Ma la sostanza di un albero è forse uguale alla sua ombra proiettata sul suolo? Dobbiamo prendere coscienza che siamo in balia di un meccanismo perverso che toglie realtà alla realtà. Se i giovani credono di conoscere il mondo per il solo fatto di avere a portata di mano uno strumento in grado di fornire loro risposte istantanee (che offre, di conseguenza, una parvenza di onnipotenza), essi non hanno compreso che il fondamento della conoscenza autentica è l’esperienza diretta e maturata interiormente. Convinti inconsciamente di aver visto e conosciuto gli aspetti salienti della vita e del mondo già in età adolescenziale, si è perduta nei loro occhi la luce dell’incanto.

È qui che la musica di alta qualità può e deve svolgere un ruolo di primo piano: essa stimola le corde arrugginite dell’animo umano e restaura quel legame eterno con l’essenza di tutte le cose. Ho avuto prova che la musica riaccende davvero la scintilla divina negli occhi dei giovani volenterosi: abituati ad avere una soddisfazione immediata qualsiasi cosa facciano, in molti facilmente cedono alla tentazione di abbandonare il percorso artistico, che richiede impegno costante e capacità di mettersi continuamente in discussione; quei pochi ragazzi audaci, che si accingono a studiare seriamente le opere dei giganti della musica (caratterizzate da raffinati equilibri sostanziali e formali), si sentono invece come ai piedi di una montagna, la cui scalata rappresenta un percorso di conoscenza autentica di sé.

Cosa c’è di più sensato, in un percorso di crescita, dell’esplorazione della propria interiorità? Certamente l’arte induce all’introspezione, e non può la musica, forse ancor più di qualsiasi altra arte, irradiare i territori più oscuri e sconosciuti della psiche?

L’uomo sta scoprendo molte cose del mondo, ma non ha ancora realizzato il sogno di una società pienamente pacifica e integra dal punto di vista spirituale perché non conosce adeguatamente se stesso, e le opere che produce, infatti, rispecchiano tutte le incongruenze e le debolezze della società del nostro tempo. Oggi tutto diventa arte, la banalità viene innalzata a capolavoro.

Purtroppo bisogna constatare che sono molti i ragazzi che attualmente non sono in grado di distinguere ciò che è arte da ciò che non le somiglia nemmeno lontanamente (mi riferisco nello

specifico all’ambito musicale), in quanto nel caos quotidiano dell’informazione non riescono a trovare un solido punto di riferimento, ed è compito degli insegnanti, pertanto, risvegliare in loro la consapevolezza di una Tradizione immortale cui nessuno che abbia voglia di migliorare può permettersi di ignorare.

L’intelligenza di coloro che fanno arte seriamente e che sognano un futuro migliore su tutti i fronti sta nell’aver riconosciuto il valore incommensurabile dei grandi lavori del passato e – isolandosi dalle fuorvianti correnti di massa – nel proporre nuove opere, ispirate alle prime, in grado di guidare giustamente le coscienze (scartando tutti gli eccessi, le futilità e i moventi egoistici indotti dalle moderne coercizioni sociali).

Tra i vari rami dell’intelligenza, ve n’è uno che ritengo sia il più importante fra tutti: mi riferisco alla cosiddetta intelligenza emotiva, che in un senso più profondo io preferisco chiamare maturazione della consapevolezza del Sé, cioè quel tipo di intelligenza che ci permette di diventare consapevoli dei moti interiori e di maturare attraverso un autocontrollo giustamente indirizzato.

La musica educa l’uomo a incrementare anche questo aspetto dell’intelligenza, fondamentale per lo sviluppo completo dell’individuo; attraverso la pratica costante, per di più, siamo costretti a esercitare e a perfezionare l’autocontrollo. La vita è un continuo divenire, cioè una successione ininterrotta di tensioni e distensioni che danzano con ritmo cangiante, per cui l’autocontrollo (che io considero il più alto grado di intelligenza), sta nel vivere armonicamente considerando tutte le tensioni e le distensioni come parti integranti e strutturali della Grande Sinfonia della Vita. In quanto arte temporale, la musica rappresenta in maniera diretta – rispetto alle sue sorelle (pittura, scultura, ecc.) – il senso del divenire di tutte le cose.

Per agganciare questo concetto a un’altra idea di carattere musicale potremmo dire che a una tensione corrisponde un certo grado di dissonanza e a una distensione una consonanza (il paragone qui viene fatto con la musica tonale). Se la società è un corpo le cui cellule sono gli individui, essa è sana solo se vige una cooperazione armonica tra le parti; dunque non bisogna credere che dissonanza e disarmonia siano sinonimi: la musica ci insegna, in sostanza, ad andare d’accordo, cioè a relazionarci in perfetta armonia nell’arco delle continue tensioni e distensioni naturali del tessuto sociale; invece la disarmonia non è che la distruzione di ogni forma di accordo. Sembra strano, ma anche la nota dissonante è utile alla società, perché senza dissonanza (cioè senza tensione) non potrebbe esserci evoluzione: il cosiddetto “sviluppo” di un pezzo musicale, infatti, coincide generalmente con quel momento di intensa elaborazione e repentina evoluzione caratterizzato da numerosi accordi tensivi (ovvero dissonanti) nell’ambito di progressioni armoniche che consentono solitamente di raggiungere l’acme di un climax ascendente; in tutto ciò, il compositore-demiurgo plasma la materia sonora in modo tale che tutto si svolga in armonia e in funzione dell’armonia.

L’essere umano medio, a differenza del compositore, non tende a sviluppare la sinfonia della propria vita nel migliore dei modi, dunque si genera disarmonia perché si disconoscono le leggi naturali rispettando le quali è possibile vivere armonicamente e strutturare una macchina sociale funzionante a qualsiasi latitudine.

Se le persone oggi, prima di ogni altra cosa, riuscissero a vivere in armonia, cioè a risolvere le dissonanze sociali trovando i giusti accordi, questa sarebbe la più grande conquista dell’umanità.

Quale sarebbe, dunque, il modello di società ideale? Cosa può insegnarci la musica in proposito? Vediamo alcuni punti di rilievo:

  • la musica è tale in quanto nessuna nota, nessuna pausa, nessuna frase pretende di essere considerata in maniera isolata (come si comporta invece l’ego dell’uomo), ma acquisisce un senso solo in relazione alle altre nel divenire complessivo del pezzo;
  • un singolo suono non è mai solo, in quanto esso è sempre generatore di uno spettro naturale di armonici (multipli del suono fondamentale);
  • ogni accordo costruito su un grado della scala ha una specifica funzione armonica, la cui relazione con le altre funzioni è regolata da leggi precise (ancora in riferimento alla musica tonale).
  • la forma è l’architettura della musica;
  • prendendo come esempio la fuga, possiamo affermare che essa è caratterizzata da una serie di voci che, considerate singolarmente, appaiono come strati melodici in parte simili tra loro e apparentemente indipendenti ma, nel complesso, costituiscono in realtà masse armoniche che si spostano verso altre masse armoniche, ovvero funzioni tonali che interagiscono con altre funzioni tonali, sulla base delle naturali leggi di attrazione e repulsione. Se uno solo di questi strati venisse escluso crollerebbe l’intera struttura e, di conseguenza, la fuga non sarebbe più tale;
  • si sfocia nella atonalità quando la dissonanza è completamente emancipata, cioè svincolata dalla sua funzione armonica e, più in generale, quando si rompe il concetto di funzione tonale.

Per analogia, possiamo constatare che la gerarchia musicale può fungere da modello per una futura costruzione di una perfetta gerarchia sociale in cui ognuno ha valore solo in stretta relazione col suo prossimo e in cui chiunque può riconoscere dentro di sé il fondamento su cui si erige la sua specifica funzione, riconoscendo che quest’ultima ha senso solo se si prendono in considerazione tutti gli strati della società, proprio come le voci di una fuga.

Ma l’uomo si illude di poter trovare pace ed equilibrio emancipandosi dalle sue funzioni; egli sta abusando della propria libertà, non comprendendo che questa è in stretto rapporto con le leggi sottili che governano il cosmo; vorrebbe recidere il cordone che lo lega dal principio al respiro della Terra e, come possiamo purtroppo constatare, la conseguenza è che adesso l’umanità sta soffocando.

Il compositore russo Igor Stravinsky affermò: “L’esperienza ci suggerisce, ed è solo apparentemente un paradosso, che noi troviamo la libertà in una rigorosa sottomissione all’oggetto… Prendiamo l’esempio migliore: la ‘fuga’, forma perfetta in cui la musica non significa nulla oltre se stessa. Non implica forse la sottomissione dell’autore alla regola? E non trova egli proprio in questa costrizione la fioritura della sua libertà di creatore? La forza, dice Leonardo da Vinci, nasce nella costrizione e muore nella libertà. L’insubordinazione si vanta del contrario e sopprime la costrizione con la speranza sempre delusa di trovare nella libertà il principio della forza. Vi trova invece l’arbitrio dei capricci e i disordini della fantasia.”

Vivere secondo natura non è una schiavitù, dona altresì un grande senso di pace, appagamento e libertà; la vera prigione è illudersi di poter fare ciò che si vuole, prescindendo dagli imperativi cosmici.

Vedete quante cose ci insegna la musica? Iniziate a comprendere cosa intendo davvero quando parlo di armonia?

Per raggiungere questo grado di civiltà non si può fare a meno di svolgere quotidianamente ogni attività con amore per trovare prima di tutto la pace in se stessi; solo così l’uomo imparerà a identificare tutti quei desideri deviati che lo incitano a compiere le azioni più aberranti ed egoistiche. E la musica può essere sicuramente un ottimo strumento utile a risvegliare questo amore in tutti i cuori assetati di verità.

Per concludere, tornando alla questione dell’insegnamento, guidare la crescita dei ragazzi è un compito che esige quotidiana autoanalisi, giudizio oculato, sentita partecipazione e un certo grado di immedesimazione; ma soltanto l’amore per ciò che si fa intensifica centinaia di migliaia di volte il successo nei risultati. Gli alunni, dal canto loro, devono comprendere che è normale imparare certe cose quando si studia, ma è molto più facile studiare quando si ama.

Essi, in questo periodo storico, hanno solo bisogno di qualcuno che non permetta al cancro della mediocrità di andare in metastasi, rischiando di contaminare il loro discernimento e la loro voglia di vivere una vita ricca di soddisfazioni.

Alberto Idà (pianista)

del team Capitale Umano Italiano

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