IMPRENDITORIA COME MATERIA DA INSEGNARE A SCUOLA SECONDO MONTEMAGNO? I RAGAZZI DI CAPITALE UMANO ITALIANO DICONO LA LORO

DAVIDE MASTRICCI (startupper): Quello di Monty è un argomento che sostengo tantissimo e nel mio piccolo cerco di fare divulgazione di nozioni ad un pubblico universitario che viene formato per fare il dipendente. Io stesso mi sono ritrovato, finito gli studi, senza la capacità di realizzare progetto personali. Se non avessi avuto la fortuna di partecipare ad alcuni eventi che mi hanno aperto la mente probabilmente adesso starei facendo qualcosa di cui mi sarei semplicemente accontentato. Per questo mi impegno per mettere a conoscenza i ragazzi della possibilità di fare startup… così che possano avere una visione più ampia sul futuro e fare una scelta consapevole e informata in base alla propria indole.
Detto questo se dovessi scegliere una materia da insegnare per preparare al meglio uno studente, questa sarebbe COMUNICAZIONE. Dal public speaking alla comunicazione digitale, oggi è una competenza di inestimabile valore.
Perché permette di valorizzare le proprie conoscenze e di trasmetterle in maniera efficace a chi ci sta ascoltando.
E questo è fondamentale nel business così come nella vita. L’imprenditoria viene percepita complicata proprio perché non viene insegnata. Ma se ragioniamo sulla nuova economia, la cosiddetta gig economy, ormai chiunque fa il freelancer, si crea una reputazione online ed è per così dire imprenditore di se stesso.
E questo processo inizia in un età sempre più giovane… quindi così come la consapevolezza della rete Internet (dell’informatica in generale) e dell’economia moderna pongono le fondamenta …l’imprenditoria diventa cemento per edificarci sopra.

GIULIA FALERI (imprenditrice): Purtroppo la struttura della scuola italiana è svantaggiosa per l’apprendimento perché non fornisce neanche un contesto adeguato in cui l’alunno si possa sentire a proprio agio senza essere giudicato.
L’insegnamento è vincolato alla verticalità quando invece servirebbe un approccio orizzontale allievo-alunno. Non a caso già nell’a.C. il grande Socrate faceva presente quanto l’insegnamento maieutico fosse nettamente più efficace. La comunicazione, il rispetto dell’altro e in generale buone dosi di “senso civico e convivenza civile” dovrebbero essere dispensate in tutte le scuole, forse si potrebbero evitare anche tanti casi di bullismo.
Altra cosa fondamentale sarebbe l’insegnamento della contabilità e della gestione finanziaria, a partire dalle piccole cose quotidiane. Al giorno d’oggi ci sono ancora tanti giovani che non sanno minimamente come gestire le finanze familiari, come aprire un conto corrente e quale sia più conveniente, che cosa sono l’Irpef, l’Ires, il TFR, contratti di lavoro etc. Il diritto sindacale sarebbe importante per evitare tante fregature ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro. E poi inglese, tecnologia, social network.
Concludo facendo un appunto sul fatto che nella maggior parte delle scuole estere vi è la possibilità di scegliere che corsi frequentare a seconda delle proprie inclinazioni e guasti, questo sarebbe fondamentale dato che lo studio nelle scuole italiane è nella maggioranza dei casi mnemonico e finalizzato esclusivamente all’interrogazione, perché molti appunto non sono interessati a tante materie insegnate.

GIAN LUCA COMANDINI (esperto blockchain): Credo che a scuola sia necessario insegnare bene inglese (in Italia facciamo ridere), Coding, Business mindset (imprenditoria, ma fatta bene non come la fuffa di startup che si insegna in Italia)

NICOLA MARINO (esperto di algoritmi di intelligenza artificiale ed analisi dati in medicina) : E’importantissimo avere basi di economia e finanza, digitale e tanta formazione trasversale. Non più silos educativi ma open class dove lo studente può iscriversi e frequentare ciò che più gli interessa.

MARIANNA POLETTI (imprenditrice): Io personalmente credo che si parli troppo poco dell’aspetto “emotivo” del fare impresa. Si preparano futuri imprenditori da un punto di vista tecnico (business planning, public speaking, personal branding…) ma nessuno parla di quanto sia importante riuscire ad attingere alle proprie attitudini personali. Spesso ottimi imprenditori falliscono a causa dello stress emotivo o di una scarsa resilienza. In modo provocatorio suggerirei di inserire le basi della psicologia e della self awareness! Se non si sanno controllare, le emozioni possono giocare brutti scherzi in un percorso pieno di soddisfazioni ma sopratutto di ostacoli da superare

ALBERTO IDA’ (pianista): Sono d’accordo con lo “zio Monty”, ma aggiungerei anche i principi base della Programmazione Neurolinguistica (PNL): i ragazzi hanno bisogno di capire come funziona la comunicazione per fare imprenditoria e devono imparare, dunque, a gestire lo stress e a sapersi relazionare utilizzando una comunicazione efficace, devono cioè imparare a conoscere e a decifrare il proprio e l’altrui codice di comportamento.

SOFIA LAVINIA AMISICH (regista lirica): Moltissimi ragazzi non hanno degli obiettivi e non sanno nemmeno cosa gli piace. Come pensare a rendere imprenditoriale una loro attività se non hanno nemmeno la capacità di autoconoscersi e scegliere su quale strada camminare? Io credo (ma sono molto passionale nelle mie ideologie) che intelligenza emotiva, autoanalisi per poi avere la capacità di collocare le proprie competenze nella realtà lavorativa sia un discorso basilare. Chiaro, sto pensando ai primi gradi del percorso scolastico in questo discorso.

LUIGI DI BENEDETTO (esperto cryptovalute e imprenditore): Credo che l’imprenditoria non solo vada sviluppata ancora nelle etá meno “mature”, ma questa debba essere parallelizzata con un percorso formativo personale che incentiva i ragazzi a dare sempre il meglio e soprattutto a credere in se stessi! Purtroppo viviamo in una società che chi fa e sbaglia viene definito un “fesso” da chi NON FA e quindi automaticamente non può sbagliare. Il grande passo é quello di trasmettere infatti che solo osando, con criterio, si possono concretizzare i sogni più assurdi, e non rimanendo dietro le quinte a non fare ma solo a criticare.

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